Il progetto Ex-Vuoto: cos’è, come sostenerlo

2016-04-18 11.05.23
La ciminiera dell’ex-SNIA che “spunta” da dietro un cumulo di detriti

“È di fronte all’ex-SNIA”…

“Dove prima c’era il Mondino”…

“Hai presente dove stavano prima i Carabinieri”…

Nella mappa mentale di ogni cittadino c’è almeno uno spazio vuoto.

Pavia, come il resto d’Italia, è piena di edifici vuoti e sottoutilizzati: nello Stivale si contano più di sei milioni di beni pubblici e privati lasciati in abbandono o il cui potenziale non è sfruttato. Sono edifici di ogni tipo: fabbriche chiuse, cinema, stazioni, negozi, case, uffici… insomma un patrimonio vasto e vario. 

Ma perché tutti questi vuoti?

Alcuni sono il risultato dei profondi cambiamenti nell’assetto socio-economico del Paese che hanno plasmato la città post-industriale: è il caso, per esempio, delle grandi aree produttive come l’ex-SNIA o l’ex area Necchi. I vuoti aspettano una definizione da parte degli strumenti tecnici urbanistici, spesso troppo rigidi per consentire all’amministrazione pubblica di prendere una decisione in maniera agile e rapida. Altri spazi risentono della saturazione del mercato immobiliare e dell’orientamento alla speculazione; altri ancora sono vuoti perché l’area in cui si trovano si sta spopolando. Infine vi sono edifici che non sono mai stati completati, vuoi per mancanza di fondi, vuoi per un cambio dell’amministrazione comunale.

I vuoti urbani costano all’amministrazione pubblica, che cerca di alienarli e spesso non vi riesce, e costano ai privati, i quali il più delle volte non intendono o non possono investire. I cittadini, tuttavia, possono vedere in questi spazi una risorsa, delle opportunità più o meno definite, la possibilità di dare un luogo alle loro aspirazioni.

Che fare dunque di questi vuoti?

Ci sono diversi modi di affrontare il tema del riuso di uno spazio abbandonato, ciascuno dei quali può avvenire con la partecipazione di porzioni più o meno ampie di cittadinanza.

Uno di questi è il masterplan a larga scala realizzato con finanziamenti pubblici e privati; per aree vaste, con tempi di rigenerazione molto lunghi, si può ipotizzare un percorso di rigenerazione urbana per fasi che, pur mantenendo gli stessi obiettivi e la stessa visione d’insieme, sia più sostenibile dal punto di vista sociale ed economico.

Il riuso dell’incompiuto può avvenire attraverso la monumentalizzazione – si veda il progetto Parco Archeologico dell’Incompiuto del collettivo Alterazionivideo – oppure attraverso il completamento o l’integrazione.

Gli edifici possono essere occupati a scopo abitativo o per organizzare spazi di lavoro o produzione artistica e culturale, come nel caso di Macao, il nuovo centro per le arti, la cultura e la ricerca a Milano. Anche le aree incolte possono essere occupate: un esempio sono i numerosi orti abusivi di Milano, alcuni dei quali attivi fin dagli anni ’50. Affidarne ufficialmente la gestione ai coltivatori significa riconoscere l’importanza storica di questi luoghi e l’impegno dei cittadini nel mantenerli.

Infine vanno considerate anche la rinaturalizzazione e la demolizione degli spazi in abbandono: può essere opportuno, in alcuni casi, restituire il suolo alla natura, come è successo con l’ecomostro nel Parco Agricolo Sud di Milano costruito per i Mondiali di calcio del ’90 e mai completato, e finalmente demolito nel 2012.

Che opportunità offre il riuso temporaneo, e come si inserisce in tutto questo?

Il riuso temporaneo è un mezzo, non un fine. L’obiettivo non è quello di utilizzare uno spazio vuoto come un contenitore in cui collocare un’attività “tanto per riempirlo”. Da una parte ci sono i cittadini, ciascuno con i propri bisogni ed esigenze, espressi singolarmente oppure attraverso l’organizzazione in gruppi e associazioni; dall’altra ci sono gli spazi, ciascuno con il proprio passato, “la propria vocazione”. Questa vocazione va ascoltata, accolta e interpretata; le iniziative di riuso temporaneo possono dunque essere delle sperimentazioni per misurare il successo che un’attività proposta dai cittadini stessi può avere in un certo spazio.

Mi piace! Cosa posso fare?

In questa fase stiamo cercando di capire quanti e quali spazi abbandonati ci sono a Pavia. Per farlo stiamo facendo un po’ di tutto: parliamo con chi a Pavia vive da tanto tempo o vive in una zona diversa della città, consultiamo documenti e archivi, accogliamo segnalazioni sul nostro sito, via Facebook e via sms, leggiamo i giornali locali, e ci facciamo delle lunghe passeggiate armati di macchina fotografica e taccuino, alla ricerca di spazi in abbandono.

La maniera più semplice di contribuire è quella di segnalarci spazi abbandonati. Erba incolta, persiane chiuse, lucchetti arrugginiti: se un posto sembra vuoto e tu hai uno smartphone, sfoderalo, scatta una foto e segnalacelo via email ad ateliercitta@gmail.com, oppure sul nostro sito utilizzando questo moduloo via whatsapp: +393343473938. Ricordati di includere l’indirizzo!

Puoi anche venire con noi a esplorare i quartieri di Pavia. Periodicamente organizzeremo delle uscite esplorative per cercare edifici abbandonati, e tutti possono partecipare. Seguici su Facebook e Twitter per rimanere aggiornato sui prossimi eventi. 

Spargi la voce! Parla di Ex Vuoto con amici, parenti, conoscenti, sconosciuti in sala d’aspetto.

Diventa socio! Diventare socio di Atelier Città costa 10€ all’anno, e ti dà diritto a partecipare a tutte le attività che organizzeremo sia col progetto Ex-Vuoto, sia con gli altri progetti che seguiranno. Anzi, è proprio grazie al tuo contributo che possiamo organizzare tante belle cose: essendo un’associazione, ciò che Atelier Città guadagna viene reinvestito nelle attività dell’associazione, a beneficio dei soci. 

Se hai un’attività in mente ma ti manca lo spazio dove realizzarla, contattaci via email o telefono oppure compila questo modulo: cercheremo di incrociare l’offerta con la domanda e trovare un vuoto da trasformare in ex-vuoto!

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